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chi sono

Bella domanda...chi sono...mi riesce difficile parlare di me figuriamoci scrivere, potrei cominciare col dirvi che mi chiamo Marco, annata 75, ottima annata direi, anche se sto cominciando a diventare un pò troppo "invecchiato"... che sono di Napoli e sono architetto, e fin qui...
Potrei proseguire dicendovi che adoro visceralmente tutto ciò che è arte, dalla pittura alla scultura, passando per la musica rock, fino ad arrivare all'architettura...l'arte delle arti.
L'università ha amplificato in me l'amore per dei maestri come Le Corbusier o Mies ma soprattuto mi ha fatto scoprire un mito poco considerato come il messicano Luis Barragan, ecco...la mia idea di mondo, la mia idea di spazio è molto simile alla sua e spero di riuscire a dedicargli un piccolo spazio, oltre a volare in Messico per vedere e vivere le sue opere.
Vi potrei dire che mi piace ascoltare le note rock dei Pink Floyd, Led Zeppelin, AC/DC, Metallica, Iron Maiden, Dire Straits, REM e U2 tra i miti e Muse, Whitestripes, Coldplay, Ben Harper e Ryan Adams fra i più attuali. Ma amo anche quelle più morbide di James Taylor, Tracy Chapman, fino alle note di Enya e Mike Oldfield, al piano di Ludovico Einaudi e Giovanni Allevi e alle visioni in musica di Vangelis.
Ma potrei anche raccontarvi di quanto ami il cinema, dai film di culto tipo Blade Runner o Gli Intoccabili fino a piccole perle tipo I Soliti Sospetti, Kill Bill e Il Popolo Migratore. Senza tralasciare l'immenso Troisi, il mitico Totò e pietre miliari come Febbre da cavallo e L'allenatore nel pallone...
Adoro tutto ciò che è natura, mi perdo ancora in un paesaggio e in un tramonto, amo gli elementi in tutta la loro forza e grandezza, amo il deserto vero custode del silenzio e amo il mare...credo che l'acqua sia il mio elemento naturale ed a volte mi chiedo se, in un'altra vita, non ero forse un pesce...ma poi mi accorgo di sentirmi a mio agio anche in aria, tra le nuvole, sarà stato il lancio col paracadute dell'anno scorso...incredibile, indimenticabile e spero di ripeterlo al più presto.
Potrei continuare col raccontarvi che fin da bambino non stavo mai fermo in un posto, che alzavo gli occhi al cielo e sognavo e che ho sempre avuto la passione di viaggiare, di visitare posti nuovi e incontrare gente sempre diversa. Di questo devo ringraziare i miei che, fin da quando a malapena trotterellavo, mi hanno spesso portato in giro fra Grecia, Spagna e Italia...
Sono affascinato dall'oriente in generale, dal medio all'estremo, mi piace il loro modo leggero ed elegante di vedere la vita, la loro storia, i loro simboli, i loro sorrisi...ma in genere sono curioso su tutto quello che questo nostro piccolo mondo può offrirci, perchè il vero Paradiso credo sia proprio la Terra...
Continuerei pure scrivendovi di me ma temo di annoiarvi, comunque visitando questo sito, una piccola idea di come sono ve la farete...almeno credo...
"L'unica consolazione dell'architetto è sapere di non essere solo"...diceva un mio professore di composizione, non so se questa massima appartiene a lui ma certo è che rende benissimo l'idea. Architetto...che bella parola e quante volte ho incontrato persone che, sentendolo dire, esclmavano " Che bello!! ho sempre sognato essere architetto ma poi..." Poi cosa? non è dato saperlo...e quante volte mi è capitato di sentire " Sei sulla buona strada ma manca ancora questo...o quello", "E'meglio che cambi questa cosa qui o quella cosa là" insomma prima di farti architetto ti fanno quasi passare la voglia di diventarlo ma una volta che lo sei...
Quando si sogna di essere architetto è una cosa molto diversa dall'essere architetto...prima si disegna si schizza, si colorano cose strane ma bellissime, non si fanno i conti nè con la statica nè coi costi, in definitiva si sogna di disegnare un mondo migliore. Poi, una volta che si lavora, si fanno i conti con le pressioni, le amicizie, i costi e i tempi ed ecco che quella magia si ridimensiona...non vanisce, questo mai!! ma si va a rintanare in un angolo del nostro cuore, pronta a venir fuori appena si manifesta l'occasione.
Per essere architetto non basta inventare lo spazio, progettarlo e rappresentarlo, bisogna fare i conti con l'appuntamento finale... il temuto rapporto con l'opera compiuta, con la verifica della coerenza tra ciò che è stato pensato, immaginato e disegnato e ciò che è stato realizzato. Un appuntamento con se stesso, con la paura del fallimento...la costante battaglia tra bellezza e verità...
Ma per quanto immensa sia, la bellezza nel nostro tempo, è cosa già consumata, passata. Siamo davanti ad un secolo nato pieno di buone intenzioni, di rivoluzioni, di velocità, di cose dette ma non fatte, ma soprattutto siamo di fronte al secolo della tecnologia. L'architettura è stata uno dei veicoli di queste rivoluzioni ed ha subito instaurato un rapporto di amore-odio con la tecnologia, ma alcuni architetti sono rimasti abbagliati da ciò che avrebbe potuto essere realizzato, e ciò gli ha fatto perdere di vista ciò che avrebbe dovuto essere realizzato.
Gli architetti in questi ultimi anni hanno visto, a torto, nelle nuove tecnologie, solo la possibilità di accelerare ed accrescere i propri progetti, mentre credo che la rivoluzione digitale sia nata per migliorare non per aumentare. Adoro ancora avere una matita o una china e disegnare schizzi compensibili solo per me, ma essere architetto oggi consiste nella capacità di comprendere tutte le rotture nate con le nuove tecnologie, accettandole e capendole...magari scoprendo tracce di poesia anche in un monitor o in un programma vettoriale. Altrimenti si vive quella strana sensazione di essere si architetto ma di sentirsi qualcos'altro.
In definitiva l'architetto credo sia un disegnatore del tempo, una persona che nonostante tutto prova a immaginare e progettare un mondo migliore, costantemente sospeso tra storia e futuro, tra china, polvere, modellini e programmi di grafica vettoriale.
Tutti questi bei contrasti, se da un lato arricchiscono giorno per giorno, dall'altro, ve lo assicuro, provocano svariati notti insonni e numerosi mal di testa...
Napoli...cara, splendida, benedetta, maledetta...Napoli. La città dove tutto è possibile mi accoglie da che ero in fasce col panorama di una clinica isolata sulla collina di Posillipo...Appena apro gli occhi penso...cacchio!!bello!!! dove sono capitato?? crescendo poi iiparo ad amare visceralmente la mia città, un amore che viene dalla pancia più che dalla testa, un amore che spesso si trasforma in odio...ma per ritornare sempre amore.
Napoli è la città più meridionale del mondo credo...meridionale nell'accezione sia positiva che negativa del termine, è una città che sa darti scorci di vita incredibili e duri, una città da sempre troppo legata alle sue grandi tradizioni, al suo passato, al come eravamo...ma che fa fatica, troppa fatica a guardare avanti. A Napoli sono tante le cose che mancano o forse sono troppe le cose che ci sono...ma qui una cosa è certa non ci si sente mai soli, forse perchè difficilmente troverete strade senza traffico, vicoli senza venditori ambulanti e bancarelle, ma soprattutto perchè Napoli avvolge...con i suoi rumori, le sue facce, il suo calore... Cantava Pino Daniele "Napule è a voce r'e criature ca saglie chiano chiano e tu saje ca nun si sulo"
Non ha senso scrivere un reportage turistico sulla mia città, forse non ci sono capace...posso dirvi solo di immergervi nel ventre della città, in mezzo ai vicoli sconosciuti del Lavinaio, a San Gregorio...o vico r'o presepe, nella Sanità, il quartiere di Totò magari durante la festa d'o Monacone, magari entrare nelle tante chiese durante il Maggio dei Monumenti, oppure nelle tante botteghe al borgo Orefici. Il centro può essere visitato anche a piedi, anzi deve essere visitato a piedi. Per fuggire dal troppo si può salire allora verso Posillipo, sedersi ad un bar e ordinare un caffè...perdendosi nel panorama che arriva fin laggiù, fino al simbolo di uno dei golfi più famosi del mondo...il Vesuvio.
Già il caffè...cantato e rimato da De andrè e Pino Daniele, citato dal neorealismo di Eduardo in "Questi Fantasmi" e di Totò che nei "Tartassati" dice "Prendo sempre tre caffè alla volta cosi riparmio due mance"...Della pizza si sa tutto o quasi...ma anche il caffè ha ricoperto da sempre un ruolo importante nella vita giornaliera del napoletano che, se proprio non avrà nulla da raccontarvi, vi chiederà "ci prendiamo un caffè??"...e soprattutto ve lo chiederà anche negli orari più improbabili e improponibili...
Da questi fantasmi di Eduardo.
Chi mai potrebbe prepararmi un caffe' come me lo preparo io, con lo stesso zelo ...con la stessa cura?Capirete che, dovendo servire me stesso, seguo le vere esperienze e non trascuro niente.........Sul becco...........lo vedete il becco?......sul becco io ci metto questo coppetiello di carta...Eh eh pare niente, questo coppetiello, ma ce l'ha la sua funzione ....E gia' perche' il fumo denso del primo caffe' che scorre, che poi e' il piu' carico, e non si disperde.... Come pure, professò, prima di colare l'acqua, che bisogna far bollire per tre o quattro minuti, perlomeno, prima di colarla, vi dicevo.....nella parte interna della capsula bucherellata, bisogna cospargere mezzo cucchiaino di polvere appena macinata....Ehhh un piccolo segreto!!! In modo che al momento della colata l'acqua in pieno bollire, già sia aromatizzata per conto suo. Professò anche voi vi divertite qualche volta, perche', spesso, vi vedo fuori al vostro balcone a fare la stessa funzione..... siccome quella...mia moglie non collabora, me lo tosto da me...Anche voi professò?.. E fate bene... Perche', quella, poi, e' la cosa piu' difficile....indovinare il punto giusto di cottura, il colore....a manto di monaco....color manto di monaco.... E' una grande soddisfazione, ed evito pure di arrabbiarmi, perche' se per una dannata combinazione, per una mossa sbagliata, sapete, vi scappa di mano il pezzo di sopra, si unisce a quello di sotto.....si mescolano posata e caffe'...Insomma viene una schifezza...Siccome l'ho fatto con le mie mani e non me la posso prendere con nessuno, mi convinco che e' buono e me lo bevo lo stesso........Ecco qua! Caspita, nunn è caffe'! E' cioccolata!!! Vedete quanto poco ci vuole per rendere felice un uomo: una tazzina di caffe', presa tranquillamente qui fuori....con un simpatico dirimpettaio....perchè voi siete simpatico, professò.....ma vedete, mezza tazzina io me la conservo sempre, perchè me la bevo tra una sigaretta e l'altra...
Il caffè ha anche una valenza quasi...benefica, si usa dire spesso "a Napoli un caffè non lo si nega a nessuno" oppure "Tieni un caffè pagato" quando vogliamo aiutare o abbiamo aiutato una persona e non vogliamo nulla in cambio. Questo deriva da un'usanza antichissima e per me straordinaria che forse oggi esiste ancora... quando ci si reca al bar, se si vuole, si può lasciare un caffè pagato, in modo che, uno meno fortunato di noi che si ferma in quel bar, chiede "Scusi c'è per caso un caffè pagato??" e, se la risposta è si, la persona può mangiare e gustarsi gratuitamente quel caffè mandando di certo tutte le sue benedizioni all'anonimo benefattore ....
Allora mi chiedo...in una città in cui è stato inventato un gesto così bello ha ancora dentro di sè la forza, la capacità e soprattutto la voglia di riscattarsi dai mali che la affliggono??? Io sono convinto di si...
mappa di Napoli
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