Fuerteventura e Lanzarote... la negra y la blanca...la mora e la bionda...come due bellissime donne queste isole era da un pò che mi chiamavano...e come due bellissime donne ti conquistano ognuna a modo loro... non sono troppo turistiche, senza alberghi enormi e orribili, non sono affollate, anzi conquistano per la sensazione di perenne libertà che vi si respira, specie a Fuerteventura. Le isole Canarie non sono solo Tenerife anzi...abbiamo scoperto che sono molto di più, sono natura allo stato puro, sono terra, vento, acqua e fuoco...
17 AGOSTO -Si parte!! Sono le 5.45 e il taxi è sotto casa a Ostia, dobbiamo andare...
Il volo IBERIA parte alle 8.15, fa uno scalo a Madrid e riparte alla volta di Fuerteventura dove arriviamo in perfetto orario, alle 15 ora locale (-1). Siamo stanchini ma l'emozione è troppa, ritiriamo una Peugeot 107 nuovissima e partiamo verso nord, in direzione Corralejo. I panorami che ci accolgono sono da periferia di una nn ben specificata città...aridi e urbanizzati (ma dove siamo? ci viene da pensare) poi, superato il capoluogo Puerto del Rosario dove nn c'è niente di niente, il paesaggio diventa rosso fuoco, sembra di guidare su Marte...da un lato c'è l'oceano blu e dall'altro picchi e vette deserte, arse da un sole fortissimo e battute da un vento teso e incessante. Dopo la Montagna Roja, il paesaggio cambia ancora e fa la sua comparsa colei che ci accompagnerà in tutto il nostro viaggio a Fuerte...la sabbia...km e km di dune candide che si tuffano in un oceano verdissimo nn è cosa che si vede tutti i giorni. Corralejo è vicinissima a questa meraviglia e dopo poco, entriamo in paese, e siamo al nostro hotel. Check in senza problemi e ci rilassiamo in stanza. L'hotel è molto carino, spazioso e pulito con uno staff cordiale e una cucina niente male. Intanto la voglia di uscire è troppa e la stanchezza sembra essere svanita nel nulla. Corralejo è la stazione turistica più sviluppata dell'isola di Fuerteventura, si trova all'estremo nord proprio di fronte a Lanzarote e all'isoletta di Lobos. Il centro è un grande viale alberato pieno di localini, pub, negozietti, ed alla fine comincia il vecchio paesino di pescatori ora divenuto isola pedonale dove i millemila ristorantini già si preparano per la serata. Anche se non è nulla di eccezionale, Corralejo si fa apprezzare e, il nostro primissimo giorno alle Fuerte, termina con un gelato e una passeggiata verso l'hotel...la stanchezza è ritornata...e domani ci aspettano le dune...
18 AGOSTO -Dopo una notte rilassata e dopo una bella colazione rigenerante in hotel, siamo in auto direzione Las Dunas o Grandes Playas come preferite. Fatto sta che, appena usciti da Corralejo, un candore a perdita d'occhio vi invade, e la mattina alle 9.30 di gente c'è n'è davvero poca. La strada è molto bella, parcheggiamo poco lontano dagli unici hotel della zona (peccato che siano due palazzoni orribili) e cominciamo la nostra passeggiata nel deserto. Verso l'interno il paesaggio tutto ha tranne che sembianze marine, l'oceano sembra lontano 1000km e ci si sente quasi sperduti. La sabbia è fresca e la voglia di passeggiare e correre ci assale. Ogni tanto macchie di cespugli prendono il posto della sabbia mentre all'orizzonte si vedono cime rosse e gialle in perfetto stile Nevada!! Non ricordo quanto tempo passiamo tra le dune, fatto sta che il sole è alto e da queste parti picchia!!! Usiamo abbondate crema protettiva e camminiamo verso il mare che pare nn arrivare mai...Superata l'ultima duna invece, uno spattacolo fatto di blu turchese e verde si apre davanti a noi...l'Atlantico...con in lontananza l'isoletta di Lobos e Lanzarote. Le spiagge qui sono tutte libere, non esisitono stabilimenti, al massimo qualche chiosco che vende rinfreschi, qualcosina da mangiare e birra per i tedeschi, noi ci sistemiamo e già siamo in acqua. Già...l'acqua, quante ne ho sentite sull'oceano atlantico, è freddo, è mosso, non ti puoi fare il bagno...ma dove??? acqua cosi ne ho vista in pochi posti davvero, bella fresca ma sotto questo sole è quello che ci vuole, e soprattutto limpida. Il pomeriggio avanza e anche la nostra bella scottatura, decidiamo verso le 5/6 di rientrare in hotel, per oggi il mare e Las Dunas ci hanno gia stregato abbastanza, può bastare. Verso sera il paesino di Corralejo si anima di molta umanità, tedeschi e inglesi su tutti ma anche spagnoli, qualche italiano e...ristoranti cinesi...La piazzetta che ieri ci sembrava tranquilla è piena di tavoli e gente che passeggia, ci sono anche artisti di strada che scherzano col fuoco e, in tutto questo, noi due che ci concediamo l'ultima vasca prima di andare a dormire.
19 AGOSTO -Oggi il programma prevede una visita a El Cotillo...perciò prendiamo armi e bagagli (abbiamo comprato un piccolo ombrellone il sole picchia troppo e siamo già violacei) e ci mettiamo in marcia. La strada che esce da Corralejo in direzione Lajares attraversa il malpais de Huriamen, una zona lavica ora abbastanza distrutta da varie urbanizzaciones, e in 10 min arriviamo al bivio di Lajares, svoltiamo a destra e dopo poco siamo in paese. Non c'è anima viva, le case bianche alcune col tetto giallo altre in mattoni neri, sono circondate da muretti a secco e alcune zone mi ricordano piccoli villaggi messicani visti a Baja... E' mattina ed il vento è ancora poco, superiamo Lajares e dopo poco, attraversando zone desertiche incorniciate dalle classiche montagne che disegnano i bambini, siamo a El Cotillo. Il paesino è tipico canario, casette bianche basse, stradine poco affollate e un porticciolo ricavato con un grandissimo e altissimo molo. Più che un molo è proprio una muraglia, un muro nero...Oziamo tra le poche stradine dando un occhio ai vari ristorantini che propongono pescado in tutti i modi, e andiamo verso Los Lagos. Pochi km a nord del paesino il mare ha pensato bene di creare una serie di lagune e lagunette incorniaciate da sabbia bianchissima che a prima vista quasi acceca. Il vento è aumentato e ora è teso ma, se per molti è un fastidio, questo mitiga molto l'aria e sulla spiaggia si sta benone. Dopo l'ora di pranzo che per noi consiste in acqua a volontà andiamo sempre verso nord, verso le spiaggette del Toston o della Ballena...altre calette idilliache con lagune di acqua calma e verde riparate dal mare aperto che, da questo lato dell'isola (lato ovest) è spesso mosso. Perdiamo la concezione del tempo ma riusciamo lo stesso a spostarci a sud di El Cotillo, verso la Playa del Castillo. L'esatto opposto di Los Lagos... mare aperto, onde alte e spumose, sabbia dorata e tanto tanto vento...ma che posto ragazzi!! La strada, poco dopo il paese, diventa sterrata ma praticabile e già da sopra il panorama è di quelli che si ricordano, poco oltre c'è la Playa Aljibe de la Cueva altro posto splendido ma...qui le spiagge sono tutte belle davvero, e un bagno con le onde alte e forti nn ce lo toglie nessuno. Verso il tremonto i panorami dell'interno si accendono del rosso fuoco del sole calante, ma arrivati in hotel praticamente stramazziamo sul letto...che giornata!!!
20 AGOSTO -La prima giornata nuvolosa ci mette un pò di cattivo umore ma qui alle Canarie piove solo un pò a gennaio e febbraio quindi... Il programma di oggi prevede un primo giro per le zone interne di Fuerteventura, e cosi ci dirigiamo verso nord, superiamo il sonnolento paesino di Villaverde e arriviamo a La Oliva... il paese è quello che da il nome all'ayuntamiento (municipio) della zona e si presenta ancora dormiente e circondato da montagne di terra brulla. E' domenica e il museo del Grano, il centro di arte canario e il palazzo de los Coroneles sono chiusi...nn c'avevamo pensato...ma poco importa un giretto per il paese non ce lo toglie nessuno. Sembra un paesino messicano e greco insieme, l'atmosfera è rilassata e dopo un giretto siamo di nuovo in marcia verso Tindaya. I panorami che si susseguono sono sempre più aspri, da lontano scorgiamo il profilo bello e inquietante della Montana Tindaya, un tempo sacra tra i popoli Guanchi, gli antichi abitanti delle Canarie. Le strade meritano un elogio particolare, sono asfaltate alla grande anche se scarseggiano piazzole di sosta, tutti gli incroci sono con ampie e belle rotonde per cui guidare qui è piacevole e rilassante. Arriviamo a Tefia un paese non dice molto ma la zona è nota per il suo ecomuseo de La Alcogida. Una vecchissima fattoria ristrutturata, dove all'interno sono state recuperate i vecchi arnesi da lavoro e i vari locali dove venivano stipate le merci e gli animali. Pochi km dopo Tefia svoltiamo a destra verso Los Molinos...la strada è dritta e attraversa sprazzi di deserto degni dei migliori film western, improvvisamente scende a precipizio verso il mare attraverso il Barranco de Los Molinos. Un piccolo ma lungo canyon che arriva dritto fino al mare e laggiù sulla riva una decina tra case e baracche...Viene da dire e che posto è?? invece è uno dei luoghi che ricordo con maggior piacere a Fuerte, un luogo fuori dalle regole governato dalle onde dell'oceano che si infrangono contro una spiaggia sassosa e contro rocce nere e rosse... Ci inoltriamo sulla collinetta da dove si domina il mare e la baia del Purto de la Cruz con un solo sguardo, di gente ce n'è davvero poca e si sente solo l'oceano...mangiamo un ottimo pescado fritto e polpo alla brace al ristorantino Casa Pon e da lassù osserviamo gruppi di caprette selvatiche brucare vicino un ruscello... Un posto semplice ma bellissimo proprio per questo... Il tempo passa e siamo di nuovo in auto alla ricerca istintiva di un luogo di un posto qualunque esso sia... Superiamo l'incrocio per betancuria e svoltiamo verso Aguas verdes, la strada è sempre bella ma un pò stretta, i panorami diventano più montagnosi e impervi, siamo nel Parque rural de Betancuria una zona protetta. Aguas Verdes altro posto sospeso tra oggi e ieri...poche case tra piccoli canyon e oasi di palme...qui il panorama non è canario ma africano sembra di essere da qualche parte in Tunisia o Marocco... Il vento si alza teso e insistente il posto aquista ancora più fascino, lasciamo la macchina e proseguoimao apiedi lungo uno sterrato fino alla Playa de Valle...silenzio e vuoto circondano noi e altri gruppetti di persone ...che posto... Sulla via del ritorno passiamo per Tefia, prima di La Oliva svoltiamo a destra verso Vallebron. La strada è davvero stretta ma per fortuna altre auto non ne incontriamo, lentamente, accompagnati da qualche sprazzo di sole, saliamo a Vallebron altro paesino con poche anime dimenticate ma circondato da panorami fantastici. Ci fermiamo a una fattoria sulla sinistra in paese e compriamo del Queso Majorero formaggio di capra tipico di Fuerte, e del Rum miel ossia dell'ottimo rum al miele... Verso l'imbrunire scendiamo nuovamente verso La Oliva e poi verso Corralejo, ubracati non ancora dal rum ma da una natura brulla e affascinante ma anche stanchi per i tanti km fatti oggi... L'oceano non ci ha accolto tra le sue onde oggi, al centro di Fuerteventura dell'oceano quasi ci si dimentica, sembra di essere ovunque... tranne che su un' isola.Domani tanti altri km, andiamo verso sud...
21 AGOSTO -Anche stamattina il cielo è "modello Londra"ma dopo la solita abbondante colazione siamo già sulla nostra macchinina in direzione sud!!! Corralejo si trova all'estremo nord di Fuerteventura e l'isola è lunga da nord a sud circa 110 115 km!! non sono pochini anche contando il fatto che autostrade non ce ne sono ...per fortuna. Il viaggetto sarà lungo ma per visitare il sud di Fuerte vale assolutamente la pena stare un'oretta e mezzo in auto... Superiamo l'aeroporto e la zona turistica di Costa Caleta e Caleta de Fuste dove si addensano minacciose enormi costruzioni di hotel e appartamenti. La strada è abbastanza trafficata per essere a Fuerte e la zona non ci conquista particolarmente ma, dopo Costa Caleta, i paesaggi ritornano quelli tipici canari. La strada svolta a destra nell'interno, e il rosso delle montagne dalle forme strane ed aguzze ritorna prepotente. Siamo di nuovo su un nastro nero che attraversa e taglia il Malpais Chico e il Malpais Grande, due zone laviche antichissime. Dopo un'ora siamo dalle parti di Gran Tarajal ma lo superiamo come superiamo Tarajalejo e La Lajita. La strada ritorna in vista dell'oceano e contemporaneamente si inerpica sulle pendici di montagne sempre più chiare, sempre meno rosse. Arriviamo cosi nella zona di Costa Calma, altra zona densamente costruita e turistica, la superiamo e siamo nella penisola di Jandia precisamente in quello che qui chiamano El Jable(Le Sabbie). El Jable è una zona strana e bellissima, ventosa e piena di moderne pale per lo sfruttamento dell'energia eolica, ma sono i colori che fanno di queste colline un posto quasi unico. Verso l'interno le pendici delle montagne, sono ricoperte di sabbia bianca da dove escono cespuglietti di piante qui e là, la sabbia è arrivata anche a km nell'interno e sembra di essere di nuovo in uno spicchio di Sahara. Ma sulla sinistra, l'oceano, assume colori fantastici dal bianco al verde al blu e la costa comicia a rivelarsi per quello che è...un paradiso. Pochi km dopo Costa Calma svoltiamo a sinistra e percorriamo una strada che pare portare da nessuna parte ma che invece conduce dritta alla Playa di Sotavento. Lasciamo l'auto e corriamo verso il mare che è là, laggiù lo vediamo ma... ma ben presto ci accorgiamo che Sotavento non è una spiaggia normale, è un area enorme dove l'oceano e la costa giocano a rincorrersi, dove le meree creano uno spettacolo bellissimo che cambia continuamente e dove la riva, che sembra vicina, in realta è svariate centinaia di metri lontana!!! Lasciamo quel poco che portiamo con noi e cominciamo a girare e a camminare sull'acqua allegri come due bimbi su questa enorme distesa di sabbia baciata dall'oceano, il sole ancora non si vede tanto ma Playa di sotavento già ci ha conquistato. Non ricordo quante foto e quanti bagni abbiam fatto ma sono stati molti e questo ha portato, tra l'altro, di nuovo il sole e col sole... La luce sprigiona colori da urlo!!! il bianco della sabbia, il verde dell'acqua, il turchese della laguna, il blu dell'oceano laggiù...Sotavento entra di diritto tra le più belle spiagge che abbia mai visitato. Capitolo vento, Sotavento è una delle zone dove il vento tira più forte e teso qui a Fuerte, questo non vuol dire nulla per me e non toglie nulla al posto ma, parlando con molte persone, questo vento addirittura pareva impedisse di stare in spiaggia...esagerati! Nel pomeriggio il sole è alto e limpido e siamo di nuovo in auto ma per poco. Svoltiamo ancora a sinistra e siamo a Risco del Paso... L'area è sempre Sotavento ma più a sud, ai piedi di due enormi dune candide e morbide e più vicino al promontorio di Boca del Mal Nombre. Inutile che mi ripeto sullo spettacolo del luogo anzi, salendo sulle dune si ha una vista d'insieme di che cosa è Playa de Sotavento!!!! e noi sulle dune ci stiamo non ricordo quanto, semplicemente perchè non volevamo più scendere. Alla fine tristi e affranti siamo in auto direzione Morro Jable. Si è fatto pomeriggio e il paesino è animato e pieno di gente specie tedeschi. Anche qui le spiagge sono enormi e belle, candide e con un mare turchese ma dopo aver visto Sotavento tutto diventa normale... Morro Jable è all'estremo sud di Fuerte, è una zona turistica ma il paesino "vecchio" è comunque carino. Ormai però dall'oceano facciamo fatica a staccarci, per cui un'altra bella passeggiata sulla spiaggia "cittadina" tra belle creazioni di sabbia nn ce la toglie nessuno ma visto che ci aspettano circa 2 ore d'auto ahime dobbiamo tornare. Risalendo verso nord non possiamo non fermarci al Mirador de Sotavento per un'ultima foto dall'alto di quel paradiso e poi via... In hotel rientriamo che sono le 21!!! giusto in tempo per una cena e una doccia...Domani saremo pronti per una nuova avventura.
22 AGOSTO -Oggi siamo in giro nei dintorni di Corralejo. Con calma, dopo colazione ci dirigiamo sempre nell'interno dalle parti di Lajares.Ormai conosciamo le strade dell'isola a menadito e dopo poco svoltiamo a destra per Calle de Majanicho. Siamo in piena campagna ma più che campagna mi pare di essere in pieno deserto un deserto fatto da coni vulcanici e cactus bassi bassi. lasciamo la macchina alla fine della strada asfaltata e attrezzati come si deve con scarpe comode, acqua e un bel cappello Panama cominciamo la salita del Calderon Hondo. Il Calderon Hondo è un vulcano spentosi milioni di anni fa, come tutti gli altri di Fuerte, ma ha conservato una conformazione tipica con un cono molto vasto e un ambiente dominato dal rosso e dal nero della terra. Alle falde del vulcano c'è anche un affollato punto di partenza per la tipicissima cammellata sulle pendici del monte ma noi lo superiamo senza pensarci due volte. Il sentiero è ben tracciato e ha una pendenza non difficile ma intanto voltando lo sguardo a 360 gradi ci si rende conto della bellezza di questi panorami, ovunque il vento teso rende la salita non calda ma nemmeno facilissima. Una volta in cima, lo sguardo spazia da Corralejo, al mare della selvaggia costa nord fino a El Cotillo. Le altre cime vulcaniche come Lomo Blanco e la Caldera Encantada fanno del posto un luogo ancora più extraterreste ancora più arido e affascinante. Dopo un pò di tempo in cima riscendiamo e siamo in auto verso il mare. Superiamo El Cotillo e le prime baiette e puntiamo verso Punta della Ballena. Il vento si alza sempre di più ma una puntatina al mare non ce la leva neanche lui. Qui le baie sono meno riparate ma ugualmente la sabbia bianca e l'acqua turchese dipingono uno scenario bellissimo e c'è anche poca gente... Nel primo pomeriggio decidiamo di rientrare in hotel la passeggiata si fa sentire... La sera poi decidiamo per una cena a base di pesce fresco al centro di Corralejo. Qui la scelta di ristoranti è ampia ma quello che ci ispira di più è La Marquesina proprio sulla passeggiata sulla spiaggia. Pescado fresco alla brace condito da Papas Arrugadas e una zuppa di Polpo con salsa Mojo sono le due portate principali...e che portate!!! Intanto è scesa la notte...e domani si torna verso sud...
23 AGOSTO- La giornata è splendida e dopo la solita colazione abbondante siamo nuovamente in auto direzione sud. Oramai i panorami e gli scorci che l'isola ci regala li conosciamo bene ma ciò non toglie nulla all'emozione ogni volta che attraversiamo le dune o ci imbattiamo in panorami degni dell'Arizona, un Arizona però piena di caprette. La strada è sempre quella che supera Puerto del Rosario e va giù verso Morro Jable, dove arriviamo dopo quasi 2 ore. E' da poco dopo questo paese bello pieno di tedeschi che l'asfalto saluta la strada per lasciare il posto ad un ben più rude strato di terra e sassi. Per fortuna la sede stradale è ampia sennò forse avrei desistito...ma per non visitare l'estrema punta sud di Fuerte ci vuol ben altro. Il tragitto non è breve e bisogna avere 4 occhi alla guida e molta pazienza ogni volta che si incrocia un'altra auto, dopo svariati km, ad un bivio svoltiamo a destra direzione El Cofete. La strada ora sale e dopo poco arriviamo ad una piazzola abbstanza affollata ma c'è un perchè...un panorama fantastico, l'occhio spazia dalle montagne rosse e incombenti fino alla macchia bianca delle dune del Jable in lontananza, sotto di noi una lunghissima striscia di spiaggia bagnata da un mare cobalto, e sparse qui e là le poche case del paesino di El Cofete. Ora tutto questo paradiso sarei rimasto ad osservarlo molto più tempo, forse per sempre ma la zona è, a dir poco, ventosissima e restare più di 10-15 minuti è quasi impossibile ma che posto splendido!! La voglia di continuare fin giù è tanta ma la strda è davvero stretta e accidentata e non ce la sentiamo. Rientriamo a Morro Jable dopo pranzo e passeggiamo un pò per il paese, vivace e pieno di mercati e mercatini molto turistici e nel primo pomeriggio siamo di nuovo in auto. Una seconda sosta a Playa de Sotavento è d'obbligo anche perchè forse sarà l'ultima...Sempre più bella Sotavento ci accoglie nella sua acqua turchese, un bagno, un pò di sole e si ritorna in auto per altri 90 min...a sera siamo in hotel ovviamente stanchi morti.
24 AGOSTO - La notra giornata a Fuerteventura la passiamo con allegre scorribande nell'interno dell'isola. Arriviamo a La Olivadove visitiamo Casa Manè e il Centro de Arte Canaria entrambi carini, immersi in giardini tipici dell'isola pieni di cactus e piante grasse e con esposizioni di arte moderna abbastanza interessanti. Dopo siamo alla volta di Betancuria l'antica capitale dell'isola in posizione molto interna ed in mezzo a montagne niente male. Le strade come sempre ottime salgono sempre di più e in alcuni punti bisogna fare molta attenzione alle curve a gomito e alla strada strettissima. Arriviamo cosi al Mirador de Morro Velosa il punto più ato del Parque Rural de Betancuria, il vento anche qui è fortissimo ma il panorama è da urlo...sotto di noi montagne rosse e gialle e canyon verdi a perdita d'occhio, solo quella striscia azzurrognola all'orizzonte ci ricorda che siamo in mezzo all'oceano. Betancuria è un paesino silenzioso e dormiente, anche se meta di molti turisti. Il centro è individuato dalla candida chiesa, dalla piazzetta e da pochissime stradine tutte lastricate. Da un lato ci chiediamo come si faccia a vivere qui ma dall'altro ci vorremmo rimanere...Pranziamo al ristorante Casa Santa Maria, molto tipico con una zuppa di ceci e patate piccanti e un piatto di formaggi misti coronati dall'ottimo rumiel, il rum al miele...squisito. Dopo Betancuria la strada ci porta verso Vega de Rio Palmas paesino davvero dimenticato da Dio e dagli uomini e, tra panorami sempre più belli, ci fermiamo al Barranco de Rio Palmas una zona dove è stato creato un piccolo bacino che ha doto vita ad una vera e propria oasi sull'orlo del canyon. Dopo un pò arriviamo a Pajara che tra le altre cose conserva la Chiesa parrocchiale di Nuestra Senora de Regla costruita nel 1687.Particolare di questo edificio è il bellissimo portico della navata principale in cui si osserva un rosone dentro un frontone triangolare con una decorazione che ricorda gli Aztechi. Spiccano infatti Teste Piumate, Soli, Serpenti e Puma...Subito fuori la chiesa, un vecchio pozzo con tanto di argano, circondato di piante tropicali funge da ingresso alle strutture comunali e al Centro de Artesania, da qui scendiamo per un sentiero che ci porta ad un letto di fiume asciutto dove crescono bouganville multicolori. Lasciando la strada per Aiuj, scendiamo su una strada sterrata ma agevole in direzione Playa de Garcey. Ampie curve regalano panorami aridi di colline arse dal sole e battute dal vento, all'improvviso sull'acqua la sagoma scura di un enorme relitto ci cattura. L'American Star era un grande transatlantico che tempo fa, durante una tempesta, si arenò su queste coste. Oggi ha resistito solo la prua e il rumore delle potenti onde che si infrangono sulle enormi lamiere dona al luogo qualcosa di spettacolare, tetro e affascinante insieme. Con gli occhi pieni torniamo a Pajara e da qui, ci spostiamo lungo la FV20 verso Antigua, paesino deserto dove facciamo benzina e visitiamo la chiesa di Nuestra Senora de la Antigua. da qui facciamo rotta nuovamente verso Corralejo e verso il nostro caro hotel, stanchi si ma comunque pronti a a passeggiare per il paesino dopo cena.
25 AGOSTO -Prima di lasciare Fuerte prenotiamo alla CICARdi Corralejo una gita alla Isla de Lobos con il traghetto Mojorero. La mattina il porto è sempre bello animato ma la moltitudine di gente che sale sul nostro traghettino non ce la aspettavamo. La Isla de Lobos è parco naturale, un tempo era abitata da una numerosa colonia di leoni marini ma oggi non ha una strada, non ha un albero, ha un piccolo ristorantino e qualche baracca ma soprattutto ha un paesaggio lunare a tratti pauroso. Le spiagge sono belle ma pochine e affollate e noi sostiamo su una baietta riparata nella zona di Las Lagunitas...non siamo soli anzi...ma va bene lo stesso. Dopo un pranzo veloce da Antonio passeggiamo tra i sentieri ben tracciati fino quasi al Faro de Matino all'estremo nord per poi ritornare a Playa la Concha sotto la silouhette del vulcano di Lobos. Ci eravamo abituati benissimo e la Isla de Lobo un pò ci ha deluso, bella per carità ma affollata. Tornati in hotel prepariamo quel pò di bagagli che abbiamo, Fuerteventura ci sta per salutare ma Lanzarote ci aspetta...
26 AGOSTO -Abbiamo giusto il tempo di ringraziare e salutare lo staff dell'hotel, di consegnare l'auto alla Hertz di Corralejo che già scappiamo in tutta fretta al porto pronti a salpare col Bocaina Express della compagnia Fred Olsen, prenotato giorni fà, in direzione Playa Blanca...In poco più di 30 min. siamo a lanzarote e cominciamo la ricerca di un bus per Puerto del Carmen. Il bus numero 6 fa al caso nostro e in poco tempo siamo alle porte di quello che è il maggior centro turistico dell'isola. Case, casette, residence, hotel disseminati sulla collina verso l'oceano, in un ordine-disordine che un pò confonde, alla fine la nostra meta è proprio vicino la fermata bus, Il residence Balcon del Mar, molto carino e organizzato e con appartamenti spaziosi. Nel pomeriggio facciamo un primo giro per Puerto del Carmen e noleggiamo la seconda auto, una fiammante fiat 600 presso Autos Rocio, e prenotiamo 2 posti per l'escursione al Timanfaya, tutto presso il notro residence.
27 AGOSTO - Oggi sveglia prestino e siamo pronti per aspettare il bus che ci porterà alla scoperta del Parque del Timanfaya o Montanas del fuego. Il cielo oggi è quasi nero e le nuvole bassissime rendono il viaggio verso Yaiza quasi surreale, avvicinandosi al paesino i panorami improvvisamente diventano inchiostro, le colline rosse e gialle di Fuerteventura diventano un ricordo. Yaiza è un paesino tipico canario, poche persone, casette bianchissime e vialetti ornati da alberi e palme. Una sosta alla chiesetta di Los Remedios e una passeggiata nella piazzetta sono molto piacevoli poi, si prosegue...Oggi la giornata va cosi, senza soste e lunghi silenzi, oggi dobbiamo seguire qualcuno e la cosa ci riesce difficile. Dopo Yaiza entriamo nel Parco del Timanfaya, una zona che sembra essere stata rubata alla luna per quanto è impressionante. E' il 1 Settembre del 1730, già da qualche tempo la terra trema sempre più frequentemente. L'aria, in alcuni punti, diventa irrespirabile e provoca una rapida moria di uccelli. Le capre sono ormai diventate difficili da accudire ed i cani fuggono inspiegabilmente. La gente cerca di non notare quello che sta capitando, ma nell'aria si respira l'idea della catastrofe imminente. Il sole è tramontato da poco meno di un'ora e il silenzio è sceso sul basso altipiano. Poche sono le luci che rompono la sera...poi un forte rombo scuote il silenzio, cupo e profondo e sempre più forte. Il rombo poi si trasforma in boato e qualche cosa di impensabile nelle menti dei semplici pastori e contadini accade... Il parroco di Yaiza, Don Andrés Lorenzo Curbelo, racconta: "... tra le nove e le dieci della sera, la terra s'aprì improvvisamente vicino Timanfaya", "... un'enorme montagna si sollevò dal seno della terra e dalla sua cima si levarono fiamme che continuarono ad ardere per 19 giorni". In realtà esplosioni ed eruzioni, fiamme e colate laviche si susseguiranno per molto di più di 19 giorni e solo nel marzo del 1736 il Timanfaya sembra tornare a dormire. Oggi il Timanfaya è meta di turisti e appassionati che numerosi si immergono nella cosiddetta Ruta de Los Volcanes, un lungo tratto di strada in uno dei panorami più surreali e affascinanti del mondo. La Ruta è chiusa al traffico normale e solo i bus organizzati possono accedervi. Il fulcro del parco è l'Islote de Hilario, un centro visitatori progettato da Cesar Manrique , artista, pittore e architetto che a Lanzarote ha davvero lasciato il segno. Da qui in estate molti bus partono per la Ruta e anche noi ci immergiamo per un'ora in un paesaggio che ha del mostruoso, ora rosso fuoco ora nero pece... tra crateri e colate laviche in un susseguirsi di panorami splendidi resi ancora più inquietanti dalle nubi grige e basse...in pratica lo spettacolo della Creazione. Sulla via del ritorno l'escursione prevede anche una cammellata sui Camellos che in realtà però sono dromedari, visto che siamo in ballo decidiamo di fare anche noi questa "esperienza" e girovaghiamo per le colline rossastre e le vallate circostanti. Alla fine oltre al classico mal di mare, ci facciamo anche un sacco di risate. Rientrati a Puerto del Carmen finalmente ritiriamo la nostra 600 e via!! verso nuove avventure.
28 AGOSTO -Finalmente liberi di girare e rigirare, ci mettiamo in auto in direzione Playa Blanca. Le strade anche qui a Lanzarote sono molto ben tenute, e in poco tempo siamo a Uga dove svoltiamo a sinistra in direzione Femes. Il paesino sulle pendici del Rubicon è davvero bello e silenzioso, non c'è molta gente e, se ci fossimo persi, non sapremmo davvero a chi chieder lumi...La chiesa di San Marcial è una delle più belle dell'isola, piccola, bianca, quasi dimenticata. Dopo un pò di tempo siamo di nuovo sulla strada verso Playa Blanca. Non c'è nulla per svariati km poi, all'improvviso, appaiono mostri di cemento e vetro ammassati sulle rive dell'oceano. Playa Blanca è il luogo adatto a fare una passeggiata la sera, mangiare qualcosina e via...ma visto che è ora di pranzo nemmeno ci passiamo e facciamo subito rotta verso il Papagayo. La strada asfaltata termina dopo l'ennesima urbanizacion, da qui varie stradine sterrate deviano verso le spiagge. Playa Mujeres è molto bella ma preferiamo l'ultima, Punta del Papagayo, una spiaggia letteralmente infilata tra due costoni di roccia e bagnata da un acqua turchese e placida. Nel pomeriggio decidiamo di passare da Yaiza e fare rotta su El Golfo. Il pueblo è un quadro, una cartolina...casette bianche ammassate tra vicoletti vuoti, un porticciolo buono per qualche barchetta e nulla più e sullo sfondo montagne di lava rossa e nera. Poco prima del paese un sentiero porta alla playa del Golfo dove l'attrazione principale è il piccolo lago verde smeraldo, creato da sorgenti sottomarine e incassato tra speroni di roccia intagliata e quasi dipinta dalle colate laviche. scendiamo sulla spiaggia e giriamo fino al tramonto quando siamo nuovamente al residence e poi in paese per mangiare un boccone.
29 AGOSTO - Sotto un sole che oggi davvero spacca tutto siamo in auto direzione nord, direzione La Geria . Se il Timanfaya è lo spettacolo della creazione fatta dalla Natura, La geria è l'esempio di ciò che l'uomo, con ingegno e operosità, puo creare. Colline nere e rosse battute dal vento e arse dal sole, disseminate per km e km di migliaia di muretti circolari con al centro una buca. Nella buca la vite...ossia ciò che per tantissimi anni è stato il primo sostentamento e prima risorsa delle popolazioni dell'isola...il vino. Ci fermiamo più volte lungo la strada un pò per ammirare i panorami, un pò per fare incetta di Malvasia blanco, seco, dulce e rosado in ogni Bodega de vinos che incontriamo. La strada de la Geria è chiusa al traffico in estate ed in questa zona bisogna fare attenzione, altrimenti tra i tanti viottoli, diventa arduo trovare la strada giusta. Intanto già siamo a San Bartolomè , un centro agricolo importante al centro della cosiddetta ruta de la arena. Nelle vicinanze troviamo il Monumento al Campesino di Manrique, un'ardita e bianca scultura dedicata all'operosità dei contadini del paese. Teguise è vicina e in poco tempo parcheggiamo l'auto al centro del paese. Teguise è l'antica capitale di Lanzarote, in epoca coloniale, costruita sotto il cono del vulcano Guanapay e sotto la fortezza di Santa Barbara. Ha una piazza palcoscenico bellissima che domina tutta la vallata e la pianura circostante e che la domenica si anima col mercatino che richiama gente da tutta l'isola. Visitiamo la chiesa di Guadalupe, quella di Santo Domingo e le tante stradine circostanti accompagnati da un vento che rende il sole più sopportabile. Nel primo pomeriggio proseguiamo sempre verso nord e arriviamo in vista dell'oceano, battuto da un vento più forte del solito, in lontananza scorgiamo le strisce bianchissime delle onde e una parete di rocce a strapiombo a fare da sfondo. Siamo a Playa de Famara la più bella spiaggia di Lanzarote ed una delle più belle che abbia visitato. Aspra, selvaggia, enorme, vuota, battuta da un vento incessante, Famara ci ospita per un bel pò, non riusciamo a staccare gli occhi dal Risco, l'enorme massa rocciosa a strapiombo e passiamo il pomeriggio buttandoci tra le onde e ammirando temerari surfisti che qui hanno davvero di che divertirsi. La sera siamo di ritorno al residence e usciamo subito tra le animate stradine del paese, ceniamo pesce fresco e paella a El Cangrejo Rojo, un bel ristorante con una vista sulla baia animata dalle luci e incendiata dal sole che tramonta...
30 AGOSTO - Anche questo viaggio sui picchi della mitica Atlantide sta per terminare e l'ultimo giorno lo dedichiamo alla visita del nord dell'isola. Superiamo Arrecife e arriviamo in località Taro de Tahiche. Il luogo non dice molto ma da queste parti, invisibile, quasi nascosta, c'è la Fundacion Cesar Manrique. La casa dell'artista, semisommersa tra bolle vulcaniche, è un'immergersi nel talento e nella bizzarria artistica dell'autore. Un susseguirsi di cunicoli, cascate, sculture, enormi cactus, murales coloratissimi fanno del luogo una sorta di castello delle favole...Manrique già lo conoscevo un pò ma ora da vicino è tutta un'altra cosa. Dopo questo tempo passato tra sogni e visioni, dalla strada interna, proseguiamo per Mala. Questo villaggio è davvero pittoresco, immerso in uno scenario ricco di campi di cactus, che quasi sembrano tappeti verdi nel paesaggio vulcanico nero. Le tipice casette bianche hanno giardini molto curati e si trovano al centro di grandi campi coltivati. Nel villaggio di Mala, la vita scorre ancora calma e piacevole. Il paesino è vuoto, c'è solo qualche gregge di caprette e un paio di pastori, da qui scendiamo sulla strada costiera verso Los Picachos e Arrieta. Anche questi paesini sono fuori dalle rotte più turistiche, sono sonnecchianti e silenziosi ma da qui si arriva facile in due dei luoghi più visitati dell'isola. Il primo è la Cueva de Los Verdes uno dei complessi di grotte più grandi e profondi del mondo, illuminato da Manrique e reso ancora più unico. Le grotte in realtà sono un lunghissimo "tubo" di origine vulcanica e sono affollate ma questo non toglie nulla alla bellezza dei suoi mille cunicoli illuminati di tanti colori. In alcuni punti fa anche freddo e l'atmosfera e le sensazioni si accavallano...tra paura e curiosità. In fondo laggiù... si arriva al segreto delle grotte...una splendida sala illuminata da mille lumini e addolcita delle note di musica new age...un'idillio. Dopo le grotte molta gente tutta insieme con auto bus e motorini si dirige al vicino Jameos de l'Aguauno dei posti più belli dell'isola. Jameos de l'agua è una grotta molto vicino all'oceano, nella quale Manrique ha creato il suo capolavoro, un teatro, un lago popolato da migliaia di granchi albini che sembrano quasi illuminare il fondo, e all'esterno una piscina circondata da rocce bianchissime e cascate in un trionfo di colori e suoni...un vero monumento all'acqua...Sulla via del ritorno saliamo verso Ye e da qui verso il Mirador del Rio. Anche qui Manrique ci ha messo del suo con una scultura raffigurante un enorme granchio o gambero ma qui, lo spettacolo vero, lo regala la natura. Ovunque si guardi si rimane a bocca aperta per lo spettacolo che si ha di fronte, la Isla Graciosa e le altre isolette dell'arcipelago Chinijo sembrano galleggiare sull'oceano ora tuchese ora blu notte...Il vento anche qui la fa da padrone ma la voglia di non tornarsene più è tanta...Alla fine torniamo giù attraversando i bei paesini di Meguez e Haria placidamente distesi fra le colline. La sera la solita passeggiata pre-cena e dopo-cena ma la tristezza è tanta, torniamo in camera prepariamo le nostre cose e controvoglia siamo pronti per partire.
31 AGOSTO- Col bus numero 6 in poco tempo siamo a Playa Blanca come in poco tempo di navigazione siamo ancora a Corralejo. Da qui con le nostre cose saliamo sul bus numero 6 direzione Puerto del Rosario (2,8 €) e da qui sul bus numero 3 verso Caleta de Fuste (1,10 €).Scendiamo all'aeroporto, giusto il tempo del check in con tutta calma, e anche questa vacanza è terminata. Una vacanza vissuta sempre on the road, alla ricerca degli elementi che solo la natura ha saputo regalarci, e alla ricerca della libertà che queste due splendide isole non hanno esitato a infonderci.
Fuerteventura e Lanzarote sono le due isole più orientali dell'arcipelago delle Canarie, si trovano a circa 90-100 km dalle coste del sud Marocco e del Sahara Occidentale, hanno un clima semidesertico dominato dal sole e dal vento. Il vento spira prevalentemente da nord-nordest, in alcuni giorni è abbastanza fastidioso ma in generale è una vera manna. Infatti il sole qui picchia duro, consiglio creme solari con protezione almeno 15-20...
La ricezione alberghiera su entrambe le isole è molto buona, Fuerteventura fino a pochi anni fa era meta solo di surfisti e tedeschi mentre ora vede accrescere le sue entrate da un turismo sempre crescente che fa crescere anche le costruzioni di hotel e resort. Lanzarote invece ha una storia diversa e originale ma già da un pò è meta del turismo europeo e non. Tutti i maggiori portali di prenotazione alberghiera come www.expedia.it - www.lastminute.com - www.opodo.it - www.edreams.it - www.venere.com oggi hanno pacchetti più o meno completi che riguardano le due isole.
Per quanto riguarda gli spostamenti interni alle due isole, consiglio vivamente il noleggio di un'auto. Le linee di bus sono in generale buone ma poco sviluppate e alcune zone non sono molto servite. Con un'auto propria si ha molta più libertà, ci si può organizzare i giorni senza alcun condizionamento e guidare sulle strade di Fuerteventura e Lanzarote è facile e piacevolissimo. Le strade sono tutte nuovissime con asfalto perfetto e una segnaletica cosi completa da far invidia alle migliori scuole guida, unica pecca forse le pochissime piazzole di sosta. Un'altra dritta è quella di fare attenzione ai bordi della strada quando ci si ferma, in molti posti lo strato di asfalto è molto alto e si rischia di rompere il semiasse...occhio!!
Su internet è facile anche prenotare l'auto e, se visitate queste isole durante l'estate, il consiglio è proprio quello di prenotarle prima. www.autoreisen.es - www.avisautonoleggio.it - www.recordrentacar.com - www.hertz.it - www.easycar.it - www.autoeurope.com. L'alternativa è quella di rischiare e chiedere il noleggio alle agenzie locali come CICAR a Fuerteventura e Auto plus a Lanzarote, sono meno care ma c'è il rischio di non trovare disponibilità di mezzi e rimanere a piedi.
In genere i contratti stipulati sono comprensivi di assicurazione e volendo sipuò anche richidere la CASCO pagando circa 100 in più. Attenzione però perchè alla partenza vi vietano categoricamente di guidare su strade sterrate e di andare su altre isole con la stessa auto. Anche se non è coperta dall'assicurazione la guida su strade sterrate in alcuni punti è facile e si può stare tranquilli mentre in altri casi è meglio desistere (vedi El Cofete).
Nel caso non si volesse noleggiare un'auto ci sono le linee di autobus tipo corriere chiamate Guaguas, che sono molto economiche ma che però collegano sono i principali paesi e località turistiche. A Fuerte sono gestite dalla Tiadhe scaricare qui rotte e orari. Mentre a Lanzarote c'è la Island Bus scaricare qui rotte e orari.
Per raggiungere Lanzarote da Fuerteventura e viceversa, il porto prinicpale è quello di Corralejo a Fuerte e Playa Blanca o Puerto del Carmen a Lanzarote. Le maggiori compagnie sono Fred Olsen www.fredolsen.es Naviera Armas www.navieraarmas.com e Motobarcas Arosa con la Princesa Ico www.princesaico.com. princessico@lanzarote.com. Le navi sono nuove e veloci e i prezzi sono nella medida 10 da Corralejo a Playa Blanca e 30 fino a Puerto del Carmen.
La criminalità su entrambe le isole è praticamente nulla ma in ogni caso, è consigliabile non lasciare in auto oggetti di valore specialmente sulle spiagge e nelle zone più isolate, quando probabilmente sarete lontani anche km dalla vostra auto...in caso di bisogno chiamare lo 091 della policia.
La notte era calata da un pezzo sulla sua testa, Diew non ce la faceva più, non vedeva l'ora di arrivare, di toccare terra, di baciarla. Le notti in mare erano ormai più di dieci...ma ormai non mancava molto. Cosi gli disse un tale Berud giorni fa, prima di lasciare le brulle sponde di Praia a Capo Verde " dopo sette giorni arriverai e realizzerai tutti i tuoi sogni, non preoccuparti solo sette giorni..." Diew gli aveva creduto e aveva pagato...aveva pagato duemila euro per realizzare il suo sogno, ma ormai mancava poco, lo sentiva, lo percepiva, poteva contare sulla sua grande forza e sull'appoggio di tanti compagni di viaggio, erano stufi di quella barca di 6 metri, bianca, senza nome, senza bandiera. Ecco!! finalmente una luce lontana squarciò il buio, Diew era a mille per la felicità, ma qualcuno spezzo il suo entusiasmo...era la costa del Marocco e loro erano diretti alle Canarie, Fuerteventura o Tenerife...cosi disse quel tale Berud. I giorni però diventarono quindici ma Diew e i suoi amici non se ne resero conto..poi divenatarono venti, intorno a loro solo due colori...il blu del mare e il nero della notte, poi...poi Diew allo stremo prese un foglietto e...
Fu un pescatore ad avvistarla alle 5 del mattino del 29 aprile 76 miglia a largo di Ragged Point, siamo sulla punta più orientale delle isole Barbados. Dondolava tra le onde, nessuno la governava, anche se a bordo sintravedevano sagome, forse degli uomini. Erano sdraiati sul ponte, immobili.Il pescatore chiamò la Guardia costiera. Alle 6 della sera, la piccola barca bianca, senza nome e senza bandiera fu trainata da una motovedetta, nel porto di Bridgetown. A bordo i corpi quasi mummificati di 11 giovani uomini di colore.
Attonito, sorpreso, incredulo fu il medico legale, quando scoprì che quei ragazzi avevano documenti africani e uno di loro aveva in tasca banconote per un totale di 1.300 euro. Dei pirati, forse, che si erano impadroniti della barca di qualche europeo che navigava per il mar dei Caraibi...si si !! è andata cosi, deve essere andata cosi!!
Ma la risposta arrivò poco dopo, con un biglietto in mezzo ai 1300 euro, scritto in francese. "Vengo dal Senegal. Ho vissuto un anno a Capo Verde. Sto molto male. Non credo che ne uscirò vivo. Ho bisogno che chi mi troverà invii questo denaro alla mia famiglia. Per favore, contattate per telefono il mio amico Ibrahime Drame". Quindi il numero e una firma: Diew Sounkar Diemi.
Si fa fatica a crederci, ma Diew alle Canarie ci era quasi arrivato quella notte, poi l'albero si sfasciò, la rotta si perse e i trafficanti ricomparvero, su una barca più grande, lanciarono una fune e cominciarono a trainare quel rottame galleggiante. Ma non verso Fuerteventura o Tenerife, né verso Capo Verde...quando furono in pieno Oceano, tagliarono la cima e li lasciarono in balia della corrente.
Diew era forte e fu l'ultimo ad arrendersi ma al centro dell'Atlantico tra onde e venti scrisse "Questa è la fine della mia vita nel grande mare del Marocco".
I l Q u e s o M a j o r e r o
A Fuerteventura la produzione di formaggi è molto fiorente. Il formaggio di Fuerte viene chiamato Queso Majorero. E’ un formaggio di capra abbastanza grasso, con pasta compatta e cremosa e di colore bianco, ha un gusto molto deciso, forte e naturalmente ottimo.
Il nome Majorero deriva dall’aggettivo che si era soliti utilizzare per gli abitanti e i prodotti dell’isola di Fuerteventura quando, prima di essere conquistata dagli spagnoli nel XV secolo, era conosciuta con il nome di Maxorata. Oggi questo formaggio è possibile trovarlo presso i magazzini e i negozi dei centri maggiori, ma è molto più coinvolgente andarselo a cercare tra le fattorie sperdute fra le montagne dell'interno, dove viene prodotto.
E’ un formaggio che proviene dal latte della capra mahorera ed è considerato tra i migliori formaggi spagnoli. Viene prodotto in grandi forme, ed è disponibile in tre presentazioni: con crosta al naturale, la mia preferita, oppure trattata all’olio ed ancora ricoperta di peperoncino o gofio (farina di mais tostato).
Del queso Majorero esistono anche tre verisioni, la versione stagionata e quella semistagionata che sono ideali per la preparazione di piatti tipici delle isole Canarie come, ad esempio, minestre di verdure e carne, formaggio arrostito o zuppa di formaggio.
Il tipo poco stagionato è invece un ottimo ingrediente per la preparazione di salse ed è anche usato per dare più cremosità ai ripieni. Nelle Canarie il Queso Majorero è generalmente mangiato con le papas arrugadas (patate bollite con la buccia) o con pane bianco, tagliato molto spesso dove il formaggio viene spalmato in grandi quantità.